L’attualità del discorso sulle libertà civili (3)

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Il punto da sottolineare è che non solo la nostra interpretazione della vita dovrebbe essere libera, ma anche i nostri desideri e i nostri impulsi, fermo restando che accettiamo le conseguenze delle nostre scelte.

Per quanto riguarda gli impulsi, Mill sostiene che la loro forza, la loro irruenza, non è un male in quanto essa rappresenta il livello di energia di un individuo. Anche se c’è il rischio che questa energia possa essere diretta verso fini negativi, resta vero che “una natura piena di energia può fare molto più bene di una indolente che una passiva”, p.87. La società dovrebbe sostenere queste nature passionali dato che è proprio da esse che sorgono i grandi destini. Non è l’uniformità né l’appiattimento delle individualità che produce progresso sociale e intellettuale. L’individualità si identifica con lo sviluppo.

“Non è attraverso un logoramento verso l’uniformità di tutto ciò che individuale di per sé, ma è grazie alla cura di questa e alla sua evocazione, all’interno dei limiti imposti dai diritti e dagli interessi degli altri, che l’essere umano diventa un oggetto di contemplazione nobile e pieno di beltà; e poiché i prodotti condividono il carattere di coloro che li producono, mediante lo stesso processo la vita dell’uomo anche diventa ricca, diversificata dunque vivificando e fornendo un sempre maggiore alimento a pensieri alti e sentimenti elevati, e rinforzando il legame che unisce ogni individuo alla razza, rende quest’ultima infinitamente più degna di farne parte.” pgg. 91-92

In tutte le cose umane, l’originalità è un elemento di valore. Il terreno fertile al fermento intellettuale dell’umanità è libertà e la diversità delle situazioni. Il genio, che è essenziale al nutrimento e al progresso della vita umana, può solo nascere e crescere in un’atmosfera di libertà. La stragrande maggioranza delle persone finge di credere per ragioni di comodo, che l’originalità sia qualcosa di cui si possa facilmente fare a meno. Eppure, è proprio a i mediocri che essa fornisce un servizio immediato, quello cioè di aprire loro gli occhi.

“Niente di ciò che è attualmente accettato come normale ha potuto venire alla luce senza essere prima un qualcosa di originale. Ma poiché si elegge la mediocrità a norma, le menti non-originali non sanno vedere il carattere vitale dell’essere originale. La tirannia dell’opinione comune è il pericolo principale contro il progresso, essa rende riprovevole e biasimabile l’originalità” eppure “l’eccentricità nelle varie società è stata generalmente proporzionale alla quantità di genialità, al vigore mentale e al coraggio morale in essa contenuti”, p.98. Il fatto che siano pochissimo coloro che si arrischiano di essere originali è il marchio principale del rischio che corre la società.

Se si prende l’esempio dell’Europa si vede subito che se essa ha raggiunto delle forme di grandezza lo deve alla diversità dei popoli e della cultura che conteneva. Bisogna osservare come il dispotismo del “costume” sia un vero e proprio ostacolo all’avanzamento dell’umanità. Un popolo che è stato sempre in una fase di progresso e di avanzamento, a un certo punto si ferma e lo fa proprio in concomitanza con l’arresto dell’espressione della sua individualità. La proscrizione dell’individualità richiede che tutti cambino insieme, ma questo spinge al cambiamento fine a se stesso. In realtà, proprio come nel nostro tempo, la società non è contro il cambiamento ma è in guerra contro l’individuo. L’appiattimento delle diversità, il regime dell’opinione comune, gli stessi costumi per tutti, l’Europa che si trasforma nella Cina… vi ricordo quello che scriveva Wilhelm von Humboldt: la libertà e la varietà delle situazioni sono le condizioni necessarie allo sviluppo.

La questione che Mill si pone, dunque, e che dovremmo porci anche noi in una società in cui la mediocrità è la norma, in cui l’arte è ridotta a riproduzione meccanica, in cui la produttività rende tutti uguali, ecc., la domanda è, dicevo, dove inizia l’autorità della società sull’individuo? Quanta parte della vita umana dovrebbe essere assegnata all’individuo e quanta alla società? Nella risposta a questa domanda si cela tutto il dramma del nostro tempo e anche se non si condivide la risposta data da Mill, è necessario pensarla e farsi un’idea di come rispondere se si vogliono evitare i rischi involutivi derivanti da una società priva di originalità e i cui membri sono facili prede di integralismi e/o manipolazioni da parte di agenti economico/finanziari estremamente potenti. Detto ciò, vediamo cosa Mill ci propone.

I rapporto individuo società è necessariamente bilaterale: “chiunque riceve protezione dalla società deve qualcosa in cambio di quel beneficio”. L’obbligo principale di ogni cittadino consiste nell’agire sempre in modo da non arrecare danno a un altro membro della società civile; inoltre, ciascuno deve farsi carico della sua parte di lavoro e sacrificio necessari alla difesa della società e dei suoi membri. Quindi l’obbligo dell’individuo ha una parte restrittiva e una attiva. Infatti, a società dal canto suo deve – quando un individuo maturo e in possesso delle sue facoltà si attiene all’ottemperanza del duplice obbligo – astenersi dal limitare la libertà di quell’individuo che quindi potrà agire in “perfetta libertà sociale e legale” e accettare le conseguenze delle sue azioni. Questo duplice principio esclude l’indifferenza nei confronti dei propri simili – infatti, essi devono aiutarsi l’un l’altro nella comprensione e nella separazione del meglio dal peggio e incoraggiarsi a seguire il primo.

In nessun caso, allora, un o più persone sono giustificate nell’impedire a un’altra persona – matura e consapevole – di vivere la sua vita come egli ha scelto, seguendo il suo modo di realizzare e raggiungere il proprio benessere, in quanto l’individuo è la persona più adatta a capire i suoi propri interessi. Nel tentativo di indirizzare un altro individuo, occorre dunque usare il consiglio, il suggerimento, la persuasione ma non mai la coercizione. Concesso che l’individuo si comporti nei confronti degli altri rispettando le regole generali di condotta, allora egli deve essere lasciato libero di esercitare la propria spontaneità.

La limitazione della libertà d’azione e di espressione di un’altra persona deve essere ponderata da un lato sotto il principio del “danno” inferto ad altri; dall’altro, essa deve essere tener conto della regola che l’uomo maturo deve essere lasciato libero di perseguire i suoi scopi, secondo l’interpretazione che egli stesso si è dato della vita.

Bisogna capire bene questo principio onde evitare di intenderlo in modo errato: cioè come se l’individuo fosse libero di fare ciò che vuole e non avesse alcun obbligo nei confronti della società in cui vive e nei confronti dei suoi simili. Oltre all’aspetto limitativo, si deve intendere l’aspetto positivo e liberante del principio stesso. La sua importanza risiede nel fatto che essi si trova alla base del progresso umano e del benessere individuale e sociale.

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