Debolezza di volontà e Socrate (akrasia)

Per continuare con l’akrasia, in Ovidio, Metamorfosi, VII. 20–21, ho trovato questa riga “video meliora proboque deteriora sequor” – che, salvo errori, dovrebbe significare “vedo e approvo il meglio, ma scelgo il peggio” .

Estremamente anti-socratico, cioè afferma la debolezza della volontà, una forma di akrasia, è Euripide che, in Medea e Ippolito, mostra come la ragione non abbia sufficienza motivazionale – la conoscenza qui sembra non essere sufficiente a formare l’intenzione o che il giudizio ottenuto non si realizza in un’azione. — sempre più interessante!

Aggiungo che le intenzioni, se riusciamo a formarle, possono essere detronizzate dalla collera. Qui Socrate ha trovato un osso duro.

Vi ricordo la posizione di Socrate: una persona ha sempre il controllo di sé perché agisce sempre secondo la sua conoscenza, o la sua convinzione, di ciò che è meglio per lei nel momento in cui agisce; l’azione sbagliata è semplicemente un caso di ignoranza: la persona che sceglie di fare x, mentre dovrebbe fare y, ha perso la conoscenza o la convinzione che x è da evitare. Ma già Platone prenderà una posizione più complessa nella sua Repubblica.

Ecco, volevo sono farvi partecipi del fatto che a partire dalla filosofia greca si apre una discussione millenaria sulla questione dell’akrasia. Poiché penso che non si prende troppo sul serio l’insegnamento degli antichi, a partire dall’antica Grecia, ci mettiamo nelle mani di marionette e traghettatori che non sappiamo dove ci portano, o che non ce lo dicono, o ci mentono. Se vuoi diventare albero e non fuscello in balia dei venti che spirano, devi studiare gli antichi. Vi saluto, sapendo che siamo continuamente distratti dal centro verso la periferia. Una conclusione alquanto ermetica, ma necessaria.

[Continua…]