La domanda proibita

Da trentacinque anni faccio le domande che non si dovrebbero fare. Sul potere, sulla verità, sulle macchine del controllo. Pratico la filosofia non come disciplina accademica, ma come strumento — per capire il mondo, per rifiutarne le illusioni. Se entri qui, non esci come prima.

Ma chi l’ha detto che le cose non possono cambiare?

Ti è mai capitato di pensare: “Tanto è inutile, non cambierà mai niente”? Di quelle sere in cui spegni la televisione e ti sembra che il mondo sia un enorme ingranaggio che continua a girare nella stessa direzione, indipendentemente da quello che fai o pensi? Che qualsiasi tentativo di immaginare un’alternativa — al lavoro, nella società, nella politica — si scontri sempre con lo stesso muro invisibile: *”Le cose stanno così, è il mondo reale”*? Se ti è successo, non sei solo. Non è una questione di carattere, non è pessimismo, non è mancanza di immaginazione. È qualcosa che respiriamo

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Facing the end: how Breaking Bad and The Big C turn the same diagnosis into opposite ways of living

A cancer diagnosis is often treated in storytelling as a moral turning point, a moment that reveals the “true” self and grants access to a deeper wisdom about life. Yet television has shown that the same biological fact can generate radically different ethical universes. Breaking Bad and The Big C begin with the same sentence—terminal illness—but end up asking opposite questions about power, responsibility, and meaning. Placed side by side, they expose not just two narrative choices, but two incompatible ways of understanding what it means to live when time is no longer guaranteed. A cancer diagnosis, in narrative terms,

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Meritocrazia: un’ideologia in crisi nell’Italia delle disuguaglianze e della fuga dei talenti

Il mito del “ciascuno secondo i propri meriti”, da tempo considerato il motore della mobilità sociale e il principio guida di una società giusta, mostra oggi crepe profonde. In Italia, un Paese che si colloca al terz’ultimo posto in Europa per il contrasto alle disuguaglianze secondo il Rapporto ASviS 2025, questo principio è al centro di un acceso dibattito. Mentre i giovani qualificati emigrano in massa, la retorica meritocratica viene sempre più messa in discussione, non solo per la sua inefficacia pratica, ma per le sue stesse premesse filosofiche, rivelatesi un’“ideologia pericolosa”. Il paradosso italiano: fuga dei talenti in un

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