Guardare fuori.

Di Maurizio Bisogno 2013

E’ possibile guardare fuori di sé, guardando dentro se stessi? Se apriamo una finestra in noi stessi, non apriamo forse una finestra sul mondo “fuori” di noi?

Lasciandoci trasportare dal flusso degli eventi e delle emozioni, quando le intenzioni sono confuse, smettere di ascoltare se stessi. Rivolgere l’intenzione della mente fuori di sé, posando lo sguardo sugli oggetti e non sull’io pensante e chiederci che cosa ci interessa veramente.

In primo luogo si impongono le persone delle quali riteniamo naturale e giusto prenderci cura, poi gli animali quindi le cose inanimate, quindi gli oggetti del desiderio e quelli che ci fanno paura. E ognuna di queste categorie contiene elementi che hanno un tempo passato, un presente e un altro futuro. Ma come potrebbe esserci tutto questo se non ci fosse anche una percezione dello spazio: tali elementi si trovano necessariamente da qualche parte, in una dimensione spaziale. Essi hanno pure una sostanza, una materia di cui sono fatti e sono alimentati da una qualche forma di energia, di forza vitale. Ma se è così e se anche noi facciamo parte di questo mondo, anche noi siamo materia attraversata da un’energia in un preciso tempo, entro un certo spazio. Ora mi chiedo: se modifichiamo uno di queste componenti in un individuo cosa succede al resto, a ciò che non è questo individuo? (Devo avere letto di questo da qualche parte o mi sovviene originariamente? Spinoza?) Il tema è: possiamo veramente pensare l’essere che noi siamo oppure è solo un trastullo fatto di parole? E a che serve pensarci? Che effetto ha su di noi e sul mondo, se ne ha qualcuno, il pensarci su? E la vita stessa potrebbe non essere altro che pensiero? E chi si preoccupa di queste questioni oggi? Io credo di avere delle risposte a queste domande. La risposta è da ricercare nell’idea che esiste una connessione tra tutti gli elementi del nostro mondo e di altri mondi e questa connessione sottostà alla possibilità stessa che vi sia un mondo. Non ci sarebbe esistere se alla base non ci fosse questa interconnessione permanente tra gli esistenti nel mondo. Allora come accade che tutto ci pare composto di elementi isolati? Io, tu, le cose, dentro, fuori, l’universo, l’anima, il mio corpo, il tuo corpo? E’ una questione di consapevolezza, cioè dipende dal livello di coscienza che si è sviluppato. Oltretutto, a che serve essere permanentemente coscienti di quanto tutto sia interconnesso? Questo non ci renderebbe la vita impossibile? Si tratta di esporre la questione in altri termini che non scadano nel banale. Io sto cercando di delineare gli aspetti di una forma di potere, una forza che produrrebbe cambiamenti nel mondo modificando un solo elemento dello stesso mondo, in questo caso modificando il pensiero di un solo individuo. Se io in questo momento scrivo queste cose pensandole veramente, anche se nessuno le leggesse, non è indifferente riguardo all’essere in generale. O se un altro pensa veramente delle cose, quei pensieri non sono indifferenti all’essere del mondo. Ma come si fa a dimostrare che ciò è vero? Il che vuol dire come si fa a far apparire l’evidenza di quello che sto scrivendo ad altre menti e in maniera consapevole? Qui sta l’immane compito del filosofo.

[Tratto da La Filosofia è la Vita, Maurizio Bisogno]

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