Come essere felici, veramente.

© Maurizio Bisogno
La conoscenza proibita è ciò che
ti conviene non sapere. Questo lo sai. La conoscenza proibita riguarda ciò che ti attrae e, allo stesso tempo, non è accettabile da parte del sistema culturale in cui vivi.

Perché la gente preferisce la distrazione alla comprensione e il piacere alla conoscenza? Perché il pensiero richiede sforzo. Ma cosa significa ciò, in concreto? Semplicemente che provoca dolore il pensare a fondo su di te, sui tuoi veri sentimenti e desideri, sui tuoi veri pensieri. La nostra mente, per natura, non vuole pensare i conflitti. Noi creiamo un sistema in cui ci sono comportamenti accettabili e proibiti; e dentro di noi abbiamo pensieri e sentimenti accettabili così come quelli proibiti. Il contesto sociale in cui viviamo ha leggi scritte e leggi non scritte e queste ultime sono le più insidiose, per il semplice fatto che ci sentiamo maggiormente tentati di trasgredirle. La morale non scritta ti consente il beneficio del dubbio: dentro di te il divieto non è così ben definito, c’è la speranza che probabilmente tale interdizione non sia realmente in vigore, che essa sia probabilmente solo nella tua mente e che, se si vincono paure e dubbi, si può essere autorizzati a trasgredirla.

Così la distrazione ti viene in “aiuto” in questo modo: ti porta lontano dai pensieri inquietanti e dolorosi che tutti abbiamo durante la nostra vita. Sentiamo la necessità di evadere da noi stessi, per scappare dalla nostra frustrazione, dai nostri pensieri, aspettative, desideri o conflitti impossibili. Ancora una volta osserviamo che la regola di “evitare il dolore a tutti i costi” è il fondamento delle nostre scelte. Sì, perché crediamo che il dolore è il male e che deve essere evitato o alleviato con qualsiasi mezzo. Siamo indottrinati a credere che una vita in cui non vi è dolore è da condannare, mentre, in realtà, non c’è assolutamente alcuna vita senza dolore!

In quanto esseri umani, il dolore è la nostra forza. Siamo nati attraverso il dolore di nostra madre, siamo nati nel nostro dolore. Impariamo dalle cadute e lottiamo dolorosamente per rialzarci. Noi non siamo figli del piacere ma del dolore. Mi si lasci spiegare meglio cosa intendo.

Il dolore è un dato, il piacere va cercato. Inizi a seguirmi? Ecco, noi cerchiamo il piacere fisico e mentale, pur sapendo che non potremo mai mantenerlo per più di un certo periodo di tempo. Cosa succede quando il momento del piacere svanisce? Iniziamo a cercarlo di nuovo. Così, la condizione a cui si ritorna naturalmente è quella del dolore, dell’insoddisfazione che ci spinge ad agire di nuovo verso la ricerca di nuovi momenti di piacere.

Se, invece, accettiamo il dolore e l’insoddisfazione come la nostra condizione naturale, la nostra ricerca diventa diversa. Pensate a questo: se consideriamo che siamo naturalmente affetti dal dolore, allora non metteremo la nostra speranza in qualcosa che non otterremo mai e che ci fa solo saltare da un piacere all’altro. La promessa di piacere è falsa, perché non potrà mai colmare il nostro desiderio, potendo offrirci al massimo soddisfazioni temporanee.

Prendiamo l’esempio del denaro; tutti lo ricercano. Eppure, non appena ne avete un po, ne desiderate di più, e poi di più, non si finisce mai di cercarlo. Allora, qual è la promessa che il denaro mantiene nei confronti di chi l’ottiene? Non certo quella di renderlo felice, quanto piuttosto quella che farà in modo che lo cercherai sempre di più. Il denaro ti promette che ne avrai sempre il desiderio.
Prendiamo l’esempio del piacere sessuale, o pen
iamo ai vari farmaci, o alle attività sportive. Noi cerchiamo quella condizione, quella fase della mente e del corpo in cui ci sentiamo sollevati! Questa è la parola chiave: sollievo. Sollevati da che cosa? Dal dolore! Il dolore psicologico si presenta principalmente come ansia travestita, senza che ci rendiamo conto che la maggior parte del nostro comportamento è determinato da essa; lavoriamo perché siamo preoccupati per il nostro futuro, consumiamo per calmare la nostra ansia, cerchiamo il divertimento e le distrazioni per evitare l’ansia e così via. Allora cosa pensiamo veramente quando agiamo sotto il controllo di ansia? Niente. Non pensiamo, perché se stessimo pensando capiremmo il motivo che ci muove, affronteremmo la vera causa del nostro impulso o il nostro desiderio, che è l’ansia, la paura dell’ignoto, e sto parlando della quotidiano, dell’ignoto di tutti i giorni non dell’ansia metafisica e filosofica sulla natura dell’universo, il senso della vita, la destinazione finale della nostra vita e così via. Sto proprio parlando dell‘ansia che nasce dalle preoccupazioni quotidiane: incidenti, i bambini, posto di lavoro, la violenza, la miseria, la disoccupazione, i debiti, la pressione sociale, arrivismo e così via. Siamo noi che li eleggiamo come le fonti della nostra angoscia.
Ora, la domanda da porsi è: che cosa
c’è che io posso fare effettivamente per cambiare tutte quelle cose che non dipendono da me? Io vi chiedo di prestare attenzione a questa domanda per qualche minuto. Concedetevi un po’ di tempo per pensare a quelle cose che non sono in vostro potere, di cui non siete voi la causa e che incidono così tanto su voi stessi da farvi spendere tutta la vita a preoccuparvi di loro, al punto che diventate ansiosi a causa loro e, poiché non è in vostro potere avere un effetto su di loro, la soluzione diventa il cercare con ogni mezzo di evitare il dolore; per qualcuno è la distrazione, per un altro è il desiderio di scappare, per un altro ancora è la droga, per un altro invece è lo sport e così via. Capirete allora che tutto quello che fate consiste nell’evitare l’unico atto che avrebbe potuto portarvi pace e felicità: il pensare. Sì, perché se voi foste in grado di pensare che la causa delle vostre preoccupazioni e del vostro dolore non siete voi, allora potreste accettare la vita così com’è e trarre il massimo da essa. Lasciate che vi faccia un esempio: supponiamo che siete molto preoccupati per il fatto un giorno dovrete morire. Che cosa potete veramente farci? Niente, assolutamente niente. Noi tutti siamo condannati al trapasso, quindi quel vostro dolervene è inutile, eppure trascorrete il vostro tempo alla ricerca costante di qualche cosa per evitarlo e distrarvi da esso. Ma, se voi lo accettaste come l’evento più naturale della vostra vita, se capiste profondamente che si muore perché si è vivi e che il nostro compito non è quello di evitare questo fatto, ma la sua piena accettazione, quindi il lasso di tempo tra la vostra nascita e la vostra partenza definitiva sarebbe vita e non distrazione, non spreco. Solo allora sarete in grado di utilizzare il vostro tempo come esseri vivi, solo allora sarete mossi ad agire dalla natura in senso proprio e non dall’ansia nascosta e responsabile delle vostre preoccupazioni. Questo atteggiamento è la fonte della vera felicità, non i vostri divertimenti futili, non il vostro desiderio disperato delle cose materiali, non la vostra volontà di asservire voi stessi a un mutuo a vita, non la vostra ricerca disperata di infinite forme di piacere: quello e nient’altro. Ricordate questo, e sarete felici e liberi. Buona giornata! © Maurizio Bisogno

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