Zoccolandia, ovvero l’impossibilità del piacere

Zoccolandia – il Paese delle zoccole – contiene ‘zoccola’, termine di
origine partenopea che, tra il serio e il faceto, sta a indicare qualcosa
di diverso dalla semplice prostituzione fisica e morale, infatti si
riferisce a quelle donne che non perdono occasione di avere
intercorsi sessuali. In questo senso, ‘zoccola’ si applica anche a
individui di sesso maschile che abbiano lo stesso comportamento
sessuale. Ho usato questo termine provocatorio per attirare la vostra
attenzione su questo mio articolo che tratta della soddisfazione e del
suo opposto. Partiamo dunque da uno sguardo veloce
sull’insoddisfazione.
L’insoddisfazione è quel sentimento che ci fa vivere come se qualcosa
ci mancasse o come se dovessimo fare qualcos’altro diverso da ciò
che stiamo facendo. È un sentimento crescente e che giunge a
riempire il momento e la vita intera. Non è affatto piacevole, non ha
bellezza e non è costruttivo. Inoltre…

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Questo articolo è stato riscritto.
Riscrittura critica alla luce della reificazione e della totalità sociale

Nota: il testo che segue riprende la provocazione e l’intuizione di fondo del mio scritto del 2018 – che la vera soddisfazione non è nell’accumulo quantitativo ma nell’approfondimento qualitativo – ma la sottopone a una critica che allora non sapevo fare. L’insoddisfazione non è un dato eterno dell’umano, ma una forma storica prodotta da rapporti sociali determinati. Il desiderio non è “naturale”, ma modellato da una società che lo trasforma in motore di profitto. E la liberazione dal “dominio cieco dei sensi” non può essere solo un percorso individuale di conoscenza di sé, se non diventa anche una prassi collettiva che trasformi le condizioni che rendono i sensi asserviti.

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