Come sappiamo ciò che sappiamo?

Come sappiamo ciò che sappiamo?

Che esperienza abbiamo di quanto sta accadendo oltre le nostre quattro mura in cui siamo rinchiusi? La conoscenza per esperienza è ristretta nei limiti angusti delle nostre abitazioni. Le informazioni ci vengono dai media e dai social. Noi crediamo di sapere ciò che sta accadendo intorno a noi per un atto di fede: che lo vogliamo o no, ci dobbiamo fidare di quello che ci dicono. Mai come ora tutta la nostra esperienza conoscitiva si basa totalmente sul “sentito-dire”. Quando cerchiamo di capire questo fenomeno e raccogliamo delle informazioni o ne siamo bombardati, è utile chiedersi da dove viene questa informazione. Epperò la nostra capacità di controllo delle fonti è quasi interamente limitata a Internet. È vero che la quantità di dati disponibile è enorme così come è enorme la confusione che quest’oceano di informazione rappresenta.

Facciamo un esempio. Se cerchiamo di rispondere alla domanda su che cosa ha causato quest’epidemia troviamo una serie di risposte su Internet che non siamo in grado di verificare se non facendo una ricerca su Internet. Noi crediamo di verificare, controllare, confrontare ma in realtà la fonte ultima è la stessa. Mi spiego: le opinioni sono diverse, i punti di vista sono diversi, ecc., ma tutto è accessibile dalla stessa fonte, cioè Internet.

Allora, la prima risposta alla domanda di partenza è: noi sappiamo ciò che sappiamo grazie a Internet. Se vuoi sapere come sta un tuo amico o come sta un tuo parente, se vuoi parlare con il tuo collega di lavoro, e così via, lo farai attraverso Internet. L’orizzonte della tua esperienza diretta si sta restringendo sempre di più, sta diventando mai come ora di tipo digitale.

A questo punto vi chiedo: quanti sensi sono necessari per l’esperienza digitale? Due bastano: la vista e l’udito. Ma i sensi che non vengono usati tendono a perdere la loro capacità funzionale. Stiamo riducendo anche la nostra capacità di percepire con i cinque sensi. Allora, comprate fiori e profumi, usate le vostre mani per scoprire il piccolo mondo che vi è rimasto, muovete il corpo in gesti ordinati, volontari e che vanno oltre i movimenti necessari all’esperienza digitale.

Manteniamo i sensi attivi e svegli prima che la nostra natura subisca una riduzione permanente della nostra capacità di percepire attraverso i sensi.

Ma ritorniamo al nostro punto di partenza: se gli empiristi avevano ragione nel dire che tutto ciò che noi conosciamo passa attraverso i sensi e se questi ultimi, costretti tra quattro mura, percepiscono quasi esclusivamente contenuto digitale, allora che tipo di realtà è questa in cui viviamo? Possiamo dire di conoscere veramente qualcosa di quello che sta accadendo?

Per fortuna che oggi c’è un bel sole, posso andare in giardino e sporcarmi le mani con l’erba, la terra, posso inspirare gli odori e sentire gli uccelli e farmi toccare dal sole. Ma questa sarà solo un’esperienza individuale, come un esercizio per allenare i miei sensi.

Qui entra in gioco un’altra considerazione: le informazioni che riceviamo non dipendono da noi – non abbiamo alcun controllo su di esse e mai potremo averlo. Tuttavia ci è possibile conoscere in quanto esseri dotati di ragione; ma la ragione va allenata e la mente va nutrita. La possibilità di conoscere si basa sulla frequentazione dei grandi pensatori e non sulla immersione nel marasma delle opinioni.

©Maurizio Angelo Bisogno

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