Lavorare pensando, pensare lavorando
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Continua a leggere - Continue readingL’esperienza dei Fasci Siciliani. Un’analisi marxista: limiti di una “classe in sé” Karl Marx, nel Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte (1852), descriveva la piccola proprietà contadina come una “classe in sé”, ovvero un aggregato sociale i cui membri condividevano interessi materiali simili, ma che, a causa della dispersione geografica e della mancanza di strutture organizzative, non riuscivano a sviluppare una coscienza politica autonoma e rivoluzionaria. Secondo Marx, a differenza del proletariato industriale, i contadini non possedevano gli strumenti per un’azione collettiva coordinata e risultavano quindi facilmente manipolabili dalle élite politiche e dai governi autoritari. L’esperienza dei Fasci Siciliani sembra
Continua a leggere - Continue readingLa repressione di Crispi: lo Stato contro il movimento La crescita del movimento non passò inosservata alle autorità. I Fasci Siciliani rappresentavano una minaccia diretta all’ordine costituito, non solo per le loro rivendicazioni economiche e sociali, ma anche per la loro capacità di mobilitare le masse su un’isola considerata periferica e tradizionalmente ritenuta politicamente passiva. Il governo di Francesco Crispi, di orientamento autoritario e nazionalista, vide nel movimento non solo un pericolo per la stabilità sociale, ma anche un focolaio potenzialmente rivoluzionario, alimentato dalle idee socialiste e anarchiche che in quegli anni stavano guadagnando terreno in tutta Europa. La risposta
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