Il cambiamento richiede impegno

di Maurizio Bisogno

Il vivere è fatto certamente di pensieri, emozioni e azioni; il tutto accompagnato da piaceri e dolori. Non c’è altro nella vita. Siamo senza dubbio fatti di carne, ma siamo esseri pensanti, infatti, anche quando il corpo ci abbandona quasi completamente, riusciamo ad avere una vita interiore. Un corpo senza pensieri, senza vita interiore, mentale e spirituale, senz’anima non ci appartiene. In questo esiste la possibilità della virtù: il tempo speso bene è quello che dedichiamo alla conoscenza della nostra anima, è in tal modo che il tempo ci appartiene. Pensa a quando sei impegnato tutto il giorno, pensa a quando non hai tempo per te stesso e ti senti come se il tempo volasse via senza accorgertene, indaffarato, pieno di impegni, sempre in corsa. Per contrasto, pensa a quelle volte che con la mente esamini la giornata appena trascorsa e rivai alle cose che hai fatto durante il giorno, allora il tuo tempo si trasforma in vita. È attraverso l’esame del tuo giorno che il tempo si trasforma in vita.

Così mi chiedo cosa si può fare per cambiare il «mondo». Ma nel far ciò non possiamo tralasciare la considerazione che tra l’Io e il mondo non c’è garanzia di continuità. Penso alla ricerca della felicità e come non si può accettare un isolamento totale dell’individuo per raggiungerla, così non si deve relegare al mondo esteriore tutta la responsabilità del buon vivere.

Detto ciò consideriamo che nessun sistema economico e sociale può darci la felicità, anche se crediamo che essa ci provenga solo dalle cose materiali.
Per sopravvivere abbiamo bisogno di poco. La nostra società produce abbastanza perché tutti possano vivere bene. Lo squilibrio tra ricchi e poveri è basato sul dominio di una parte molto piccola di uomini sulla stragrande maggioranza. Questo mi induce a pensare che le masse sono in realtà indolenti e si adattano facilmente alle condizioni in cui le fanno vivere. Raramente si fanno carico del miglioramento delle proprie condizioni. O, forse, la verità è che stanno bene come stanno, nel qual caso, perché esporsi a quelle sofferenze fisiche e psicologiche che risultano dalla presa di coscienza di una condizione insufficiente e dalle azioni dolorose che necessariamente dovrebbero seguire a un vero desiderio di cambiamento?
Non lamentiamoci quindi troppo se le cose vanno come vanno, infatti, niente mai potrebbe cambiare in nostro favore se non facciamo nulla, eccetto per casi fortuiti. A ciò si potrebbe obiettare che nulla si può fare, che le persone non hanno il potere di cambiare la struttura della società e della politica; intanto, coloro che il potere ce l’hanno riescono bene a dirigere l’acqua al proprio mulino. Se le élites riescono nel loro intento perché non ci dovrebbero riuscire le masse aggregate in movimenti di lotta verso obiettivi comuni? La schiavitù in senso proprio non è stata forse abolita nelle civiltà avanzate? La giornata lavorativa non è stata regolata ai fini di una durata più umana? E tante altre conquiste che nel tempo si sono ottenute grazie anche e soprattutto a coloro che hanno saputo lottare per raggiungerle.
La verità è che non è facile cambiare, la verità è che preferiamo trascorrere le serate davanti alla TV o su Internet a chattare; siamo continuamente alla ricerca di soddisfazioni sensoriali che durano il tempo di consumarle, ma che non apportano nessun sostanziale cambiamento positivo nella nostra vita. E allora, se ci vediamo come parte di questa massa, è normale che non pensiamo o non facciamo nulla di concreto per avviare la realizzazione di obiettivi che superino l’immediatezza. Siamo contenti di essere indolenti e, in questo autocompiacimento, crediamo che l’umanità non sia mai stata meglio, eppure spesso ci lamentiamo, magari su Facebook o Twitter, ben sapendo che non ci interessa affatto abolire la causa dello scontento. In conclusione, basta ricordare che il cambiamento richiede uno sforzo che non siamo disposti a sostenere, pertanto, stando così le cose, non avanzeremo di un passo né nel miglioramento di noi stessi, né nel miglioramento del mondo esterno.©Maurizio Bisogno

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