La Dialettica

Osservazioni semantiche

  • 1. La parola greca dialeghestai significa ‘sostenere una conversazione’ e la troviamo nei seguenti dialoghi platonici: Ippia Maggiore, Gorgia e Protagora. Qui si riferisce alla tecnica socratica che discute un tema mediante domande e risposte.
  • 2. Nel Menone troviamo dialektikoteron termine che indica una ‘conversazione amichevole’.
  • 3. Nell’Eutidemo e nel Cratilo si scopre il dialektikos con l’articolo determinativo singolare e sta a indicare il dialettico, una persona cioè che è abile nell’arte della conversazione, egli possiede un’arte superiore.
  • 4. Ma è in Repubblica, VII che troviamo dialektiké – l’arte della dialettica, appunto.

Nonostante le quattro variazioni sopra riportate, possiamo assumere un solo termine che è portatore di due significati principali, i quali vanno a costituire a. la dialogica e b. l’antilogica.

Distinzioni concettuali.

a. la dialogica

In una conversazione o dialogo di questo tipo ci sono due interlocutori che procedono tramite domande e risposte in un procedimento che ha caratteri euristico e istruttivo. Troviamo esempi di dialogica nei dialoghi “socratici” di Platone e di questo tipo di procedimento educativo e euristico nei Topoi e nelle Confutazione sofistiche di Aristotele.

b. l’antilogica

Questa si produce con una conversazione o un dialogo di tipo eristico, vale a dire si costruire un argomento con lo scopo di sconfiggere e distruggere quello dell’avversario. L’antilogica è tipica del ragionamento sofistico, quindi dei Sofisti, di Gorgia e dei cosiddetti Eristi, come Eutidemo e Dionisodoro. Gli Eristi sono esperti in questa tecnica che Platone ritiene utile a condizione che essa viene poi integrata nella dialogica, quindi nella Dialettica.

Primo tentativo di descrizione della dialettica.

La dialettica in senso proprio, presuppone sempre una forma di opposizione e distinzione tra due termini che non possono evitare di essere messi in relazione. La dialettica parte, dunque, dall’antagonismo di due termini. Ma poiché si tratta di una “lotta”, cioè di una contrapposizione dinamica, essa dà origine, o lo richiama senza ancora conoscerlo, a un terzo termine. Ogni differenza e opposizione che si risolva in un terzo termine fa sì che quest’ultimo dia origine a una nuova diade, una nuova differenza, un nuovo antagonismo. Il reale non si fa imbrigliare in una semplice dicotomia, ma per essere “rappresentato”, necessita di una complessità di diadi e triadi intrecciate tra di loro: da qui si capisce che è nella complessità dei modelli che è possibile intravedere il reale. Il termine o il concetto pur essendo uno non può mai essere compreso veramente se non in relazione alla molteplicità. La dialettica ha l’ambizione di procedere, compito impossibile, con la stessa dinamicità del reale. Ma essa è certamente capace di assolvere al compito di sfuggire alla mutevolezza incoglibile del reale riconoscendo i nessi fondamentali tra concetti, le opinioni vere, che sono caratterizzati da una stabilità sufficiente a costruire un modello del reale che sia vero anche se non definitivo. La dialettica è per Platone la filosofia. Chiudiamo con una breve citazione, tratta dal Filebo “Ma, Protarco, la potenza della dialettica ci rinnegherebbe, se giudicassimo qualche altra scienza superiore ad essa”, 57E. La dialettica è tanto superiore da essere in grado di classificare tutti gli altri saperi. Essenzialmente essa è la condizione necessaria per pensare e parlare correttamente.

[Per riferimenti bibliografici, cfr. le opere di Maurizio Migliori, soprattutto il suo Il Disordine ordinato]